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Balto husky - vera storia di Balto e Togo in Alaska
07/04/2022

La vera storia di Balto, l’husky più famoso al mondo

Chi erano i cani da slitta protagonisti della corsa più famosa d’Alaska

 

Quando si parla di cani da slitta, inevitabilmente si finisce per pensare a Balto, l’husky che il famoso cartone Disney ha consacrato alla storia della cinematografia facendo entrare questo animale nell’immaginario collettivo. La storia vera che ha ispirato il cartone animato Balto, però, è leggermente diversa da quanto raccontato: scopriamo insieme come sono andati veramente gli eventi.

 

La vicenda di Nome che rese famoso Balto

Il cane Balto è esistito realmente? Sì, ma non è l’unico protagonista di questa storia, o comunque non il principale. L’evento storico da cui prende il via la vicenda di Balto è un fatto realmente accaduto: nel gennaio del 1925 nella città di Nome, in Alaska, scoppiò una terribile epidemia di difterite, che cominciò a provocare diverse vittime soprattutto nei bambini. La città disponeva tuttavia un quantitativo limitato di antitossina, il farmaco necessario per curare la difterite, e le scorte più vicine – circa 300mila unità, a fronte di una richiesta di un milione – si trovavano nella città di Anchorage, che distava da Nome oltre 1.700 chilometri.

A quel tempo le vie di comunicazione principali erano fortemente condizionate dalle condizioni climatiche e in pieno inverno ghiaccio e neve impedivano alle navi di attraccare e agli aerei di decollare, con temperature che raggiunsero i -70° C e venti che soffiavano a 40 km/h. La ferrovia, inoltre, non arrivava a Nome ma si fermava circa 1000 chilometri prima, a Nenana. Vista l’urgenza della consegna, si decise così di utilizzare l’unico mezzo di trasporto praticabile, che era anche il più antico: le slitte trainate dai cani, da sempre utilizzate dalle popolazioni Inuit dell’Alaska per spostarsi tra le varie località nelle regioni innevate.

 

La corsa del siero in Alaska: il cane Togo e il musher Seppala

Il trasporto dell’antitossina da Nenana a Nome fu organizzato in una serie di tappe: una staffetta di 20 team di husky avrebbe coperto le oltre 600 miglia che separavano le due città sfidando le terribili condizioni meteo, con tormente e strade ricoperte di neve, a una temperatura media di 40° sotto zero. La cosiddetta corsa del siero iniziò negli ultimi giorni del gennaio 1925 e nel giro di 127 ore e mezza, poco più di 5 giorni, le fiale di antitossina furono consegnate a Nome il 2 febbraio salvando la vita alla popolazione locale.

Il successo della spedizione fu merito dei cani da slitta e dei loro musher, tra i quali spicca Leonhard Seppala, considerato all’epoca il migliore musher di tutto l’Alaska. Seppala riuscì nell’impresa di completare da solo ben 91 miglia, quasi il triplo rispetto agli altri team sleddog, con l’aiuto fondamentale del suo husky Togo, il cane da slitta più veloce della sua squadra. Togo era un Siberian Husky (scopri le differenze con gli Alaskan Husky) nato nel 1913 e più piccolo rispetto agli altri compagni, ma con eccezionali doti di fedeltà, lealtà e leadership.

 

Chi era Balto e perché è famoso

 

statua di Balto a Central Park

E Balto? Balto era uno degli altri husky di Leonhard Seppala e agli occhi del suo musher non godeva della medesima stima di Togo: secondo Seppala, infatti, Balto era adatto soltanto a trasportare la posta con la slitta su percorsi sleddog di breve lunghezza. Tuttavia, il caso volle che fu proprio Balto a effettuare l’ultima tappa del percorso, le 53 miglia fino a Nome, nel team guidato dal musher Gunnar Kaasen: giunto in città insieme al siero, Balto fu accolto e trattato come un eroe fino a diventare il protagonista dell’intera vicenda.

Balto divenne successivamente un cane da esibizione, morendo all’età di 14 anni, mentre Togo visse fino a 17 anni continuando a correre come cane da slitta. Oggi il percorso della “Serum Run” (la corsa del siero) del 1925 viene parzialmente ricalcato dall’Iditarod, la gara sleddog più importante e famosa al mondo (scopri di più sull’Iditarod), proprio in omaggio a Togo, Balto e agli altri husky che insieme con i loro musher sfidarono condizioni proibitive per salvare centinaia di vite.

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